PALERMO. Natale e Pasqua sono i periodi in cui tradizionalmente Cosa nostra si fa presente presso le attività commerciali, commettendo quelle estorsioni più comunemente conosciute come “pizzo”.
Come ogni anno il comitato Addiopizzo scende in campo: lo fa in una zona di Palermo densa di attività commerciali, com’è quella di corso Calatafimi, in cui negli scorsi anni alcuni imprenditori hanno denunciato, ma in cui il fenomeno resta tuttavia presente.
Le estorsioni in corso Calatafimi
L’etimologia di pizzo viene fatta risalire al nome siciliano del becco degli uccelli che tendono a “pizzuliare”, ovvero a prendere un poco da tutto: è esattamente il metodo mafioso, che non punta tanto ad arricchire le casse delle cosche, quanto a fare sentire la loro presenza e il loro controllo capillare sul territorio. I metodi utilizzati per rimpinguare significativamente le entrate, infatti, sono notoriamente altri, traffico di sostanze stupefacenti in primis.
Una zona, quella di corso Calatafimi, in cui opera il mandamento mafioso di Pagliarelli, attivissimo, a dispetto degli ultimi arresti registratisi a inizio anno. Connotato, per di più, da una scarsa inclinazione dei catturati alla collaborazione.
Le iniziative in programma
Le iniziative di sensibilizzazione si terranno da martedì 12 a domenica 17 dicembre e si dispiegheranno fra le scuole, le strade, le imprese e le parrocchie, per coinvolgere trasversalmente una platea quanto più ampia possibile di persone.
In particolare, martedì e mercoledì i volontari si recheranno presso l’Educandato statale “Maria Adelaide”, dove incontreranno gli studenti di terze medie e licei insieme ad alcune vittime di estorsione in passato assistite dall’associazione. Seguirà giovedì un volantinaggio diffuso fra commercianti e cittadini per sensibilizzare sui temi della denuncia e del consumo critico.
La settimana verrà conclusa domenica, dagli interventi dei volontari nelle comunità parrocchiali del Cuore Eucaristico di Gesù e di Maria Santissima Mediatrice.
“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”
L’azione sarà trasversale, come trasversale sono il problema e la soluzione che esso esige: opporsi alla mafia e al pizzo non è solo un fatto che riguarda i commercianti, ma anche i cittadini, che devono essere educati a un consumo critico, che comprenda appieno l’importanza di non contribuire neppure in minima parte alle attività criminali di Cosa nostra, soprattutto quando queste sono tese ad assicurarsi in controllo sul territorio, in aperta sfida con l’unico controllo legittimo: quello dello Stato.
Il messaggio che verrà veicolato sarà quello che contraddistingue Addiopizzo da quasi vent’anni: a pagare il pizzo, nei fatti, non sono solo i commercianti, ma anche i consumatori. Per questo “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, mentre “un intero popolo che non paga il pizzo è un popolo libero”.